Cos’è il rebranding?
Wikipedia scrive: “Il rebranding è un processo per cui un prodotto o un servizio sviluppato e distribuito con un nome, un marchio, una marca o sotto il nome di una ditta, viene reimmesso nel mercato sotto un altro nome o una diversa identità.”

Come puoi leggere wikipedia parla solamente di prodotti o servizi, di rimetterli sul mercato cambiando il nome o l’identità, ma il rebrand è molto di più. È un’operazione che può coinvolgere l’intera immagine aziendale, talvolta con azioni più radicali altre volte con modifiche minime, ma senza che necessariamente venga cambiato il nome, il rebrand possiamo quindi vederlo come un rinnovo di look 😜 dove l’azienda si rimette in discussione e analizza se è ancora in linea con ciò che si era prefissata.

Il web pullula di esempi di rebranding famosi:

rebranding di google
rebranding della pepsi
Rebranding logo Apple

Ma perchè le aziende decidono di rinnovarsi il look?
I motivi possono essere svariati, i più comuni sono:

  • L’azienda è cambiata e l’immagine di brand va aggiornata per allinearsi alla nuova identità
  • Il pubblico a cui si rivolge è cambiato e la brand identity deve evolversi insieme al target
  • Il brand è “vecchio”, ormai sono anni che è sul mercato e ha bisogno di una bella rispolverata
  • L’azienda vuole veicolare nuovi messaggi nuovi valori

Per fare un buon rebranding bisogna prima di tutto capire il motivo per cui si vuole effettuare questo cambiamento, analizzare se i valori aziendali sono cambiati, esaminare la vision e la mission per verificare che siano ancora in linea con gli ideali dell’azienda, revisionare il lavoro sul target per confermare che sia ancora il cliente ideale del brand e solo dopo si potrà impostare una strategia di rinnovo e svecchiamento del marchio, senza stravolgerlo completamente, per evitare che non venga più riconosciuto.

Non sempre però il rebrand di un marchio è a lieto fine, come ci sono tanti restyling fatti bene, ci sono altrettanti rinnovamenti con risultati discutibili. Ti lascio di seguito degli esempi:

Rebranding Balmain Paris
Rebranding Burberry
Rebranding YSL

Come puoi notare qui trovi 3 brand di alta moda che hanno rinnovato il loro logo, a destra vedi quello “vecchio” e a sinistra quello “nuovo”. Noti niente di strano?

I tre marchi nel momento in cui hanno deciso di svecchiarsi hanno scelto di abbandonare tutte quelle caratteristiche che li rendevano unici e distinguibili dai competitor come ad esempio il font e il pittogramma.

Fare un rebrand in questo modo, dove il risultato finale porta il marchio ad omologarsi agli altri anziché farlo emergere è controproducente e dannoso per l’immagine di brand.
Il target in questo caso faticherà a distinguere a colpo d’occhio un brand dall’altro, soprattutto in questo periodo storico, dove le persone impiegano pochi secondi a prendere una decisone, a scegliere te piuttosto che il tuo competitor, un errore del genere è da evitare.

Un rebranding ben riuscito è un’operazione importante, che richiede tempo, analisi e studi, e che non deve stravolgere l’immagine di brand, ma rinnovarla mantenendo la sua unicità.